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La traiettoria criminale delle pandillas come paradigma delle possibili evoluzioni di tutte le aggregazioni patologiche giovanili



 
La letteratura sociologica, da sempre, presta particolare attenzione al tema della devianza e a tal proposito uno degli aspetti maggiormente documentati afferma che una considerevole parte di comportamenti criminali è commessa in collaborazione tra più soggetti. La letteratura specialistica parla di co-offending e afferma che i reati commessi in concorso sono maggiori in numero e connotati da maggior violenza, oltre che più diffusi tra i minori. Il tema della collaborazione criminale, dunque, assume maggior rilievo quando si parla di soggetti più giovani che naturalmente necessitano costantemente di approvazione e protezione che trovano all'interno del gruppo.

Il tentativo di definire concretamente la criminalità minorile di gruppo, si scontra da sempre con la definizione di gang, una parola contenitore che può assumere diverse declinazioni e che, proprio per questo, è stata spesso al centro dell'interesse di sociologi e criminologi.

In Italia il fenomeno delle gang (baby gang o street gang) è comparso alla fine del secolo scorso in diverse zone della penisola e nel tempo si è registrata una pericolosa escalation di reati commessi da queste 'aggregazioni patologiche' che spesso emulano le organizzazioni criminali adulte (ad es. le 'paranze dei bambini'). Nell'Italia settentrionale, invece, abbiamo imparato a conoscere le street gang etniche (es. le pandillas) e più recentemente le crew trapper o di quartiere.

Il testo, in un viaggio attraverso le maggiori inchieste sul fenomeno pandillas in Italia (dal 2006 al 2023), ne illustra le caratteristiche e le diverse peculiarità, soffermandosi sulla loro simbologia, sui riti e sul linguaggio.


Questo elaborato, oltre a illustrare il fenomeno pandillas, ne utilizza le traiettorie criminali come paradigma delle possibili evoluzioni di tutte le aggregazioni patologiche giovanili.


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